Tempo fa il mondo intero amava l’Australia e la Nuova Zelanda. Non solo rugby e belle spiagge, ma una raffica di film che hanno dato adito a molta curiosità e che hanno anche saputo affermarsi al botteghino. Ma era roba strana, lontana anni luce dai fasti del moderno Peter Jackson con i suoi hobbit o dal coraggioso e misconosciuto Babadook. Se si esclude “Mr. Crocodile Dundee ” che per motivi oscuri ha ottenuto una candidatura all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, nel nostro paese non è che sia arrivato molto, ma quello che filtrava era considerato oro.

Succede e va ad ondate. C’è stato il periodo Giappone e limitrofi grazie a “Ringu” e “Ju On” e successivi remake americani, poi la Spagna con “Rec”, “Il labirinto del fauno” e parecchi altri.

Non vi nascondo che penso di essermi sorbito ogni horror oceanico arrivato in Italia in quel periodo, con fortune alterne: da recuperare asolutamente “The Ugly” e “Jack Be Nimble”, mentre se vi siete persi “L’inconfutabile verità sui demoni”… beh, onestamente non saprei se consigliarvi o meno di vederlo.

Oggi mi trovo in una situazione particolare, nella quale non so se consigliarvi l’acquisto di Affimed () o meno perché grazie all’insostituibile oggi sono a raccontarvi una storia piuttosto singolare e dai risvolti misteriosi.

La vicenda ha inizio dopo la pubblicazione del mio ultimo articolo su Affimed, in seguito del quale il buon Gola Profonda mi comunica di essere in predicato di imbarcarsi per quel di Boston. Nel corso della conferenza di Wells Fargo, tra i vari “1 to 1” in programma, c’è anche Affimed: quale occasione migliore per fare qualche domanda scomoda?

In effetti avevo una curiosità sorta dopo l’annuncio del deal con e la voglia di togliermi la scimmia era notevole, ma non credevo che la loro risposta mi avrebbe creato ancora più confusione di quanta ne avessi prima.

Come vi spiegavo nello scorso articolo, l’accordo con Genentech non è prodigo di dettagli per quanto riguarda quali assetti di Affimed siano coinvolti mentre c’è parecchio materiale circa la suddivisione delle milestones raggiungibili dalla small cap teutonica. Di solito accade il contrario.

In mancanza di indicazioni precise si sarebbe incoraggiati a credere che siano coinvolti progetti in fase molto acerba eppure un dettaglio già appariva misterioso guardando la pipeline della compagnia che ho postato nell’ultimo articolo e che vi propongo nuovamente qui:

Come si può notare AFM26, a dar retta all’immagine che campeggia anche nel sito di Affimed, ha un partner.

Ora facciamo un passo indietro.

Avendo accolto con favore l’oggerta generosa dell’amico Gola Profonda ho chiesto a lui di far luce su un aspetto interessante sorto a seguito dell’accordo con Genentech. La domanda sorgeva spontanea: Affimed aveva discusso anche dei progetti in fase più avanzata? E se si, per quale motivi Genentech aveva glissato?

Affimed non ha dato una vera e propria risposta a questo interrogativo ma ha ribadito che i diritti di AFM24 sono saldamente nelle loro mani, mentre quelli di AFM26 hanno preso un’altra strada. Gola Profonda, che non si fa intimidire da nessuno, ha chiesto se la partnership di AFM26 fosse coeva rispetto all’accordo con Genentech o meno, ma la compagnia si è trincerata dietro una caterba di “Mi dispiace”, “Non rilasciamo certe informazioni” e “La sicurezza la malmenerà all’uscita”. Ok, l’ultima me la sono inventata.

Ora, le ipotesi sono due: o Affimed ha un altro partner del quale non ha ancora parlato con noi miseri mortali o nell’accordo con Genentech è finito anche AFM26.

Vediamo come la compagnia sintetizzava la propria pipeline a gennaio 2018:

AFM26, barra blu, nessun partner.

Agosto, trimestrale nella quale si parla anche di AFM26, immagine della pipeline presa da una slide della presentazione:

Qui, per motivazioni insondabili, AFM26 scompare dai radar. Difficile credere che ci fosse un partner ma, per fugare ogni dubbio, faccio un controllo sul SEC file corrispondente:

There have been no material changes to our license agreements from those reported in “Management’s Discussion and Analysis of Financial Condition and Results of Operations–License Agreements” in the Annual Report.

Nel caso ve lo stiate chiedendo, nel report annuale viene ribadito che AFM24 e AFM26 sono di esclusiva proprietà di Affimed.

Il partner arriva quindi nella seconda metà di agosto ed a questo punto diventa difficile immaginare che non sia Genentech, perché l’alternativa è che abbiano accalappiato qualcun altro e lo abbiano fatto in assoluto silenzio. In tutti e due i casi, siamo di fronte ad una situazione piuttosto bizzarra:

  • Se il partner misterioso è Genentech, perché nasconderlo a Gola Profonda?
  • Se il partner è un altro, perché non divulgare la notizia?

In ambo i casi, la notizia è importante per Affimed ma va da se che se ci fosse un altro gallo nel pollaio Natural Killer, per gli azionisti sarebbe meglio. Da qui il dilemma etico che mi rimanda al controverso film australiano: consigliare o meno l’incremento o una nuova posizione sulla base della possibilità che esista un nuovo accordo occulto? Francamente sono combattuto.

Di certo avere un partner per AFM26 è un’ottima notizia (a meno che si scopra essere CTI Biopharma o simili…) ed ha senso che un simile assetto abbia ingolosito più di un possibile spasimante. Lo si può osservare per via indiretta attraverso l’andamento di bluebird bio (BLUE), che fa della terapia cellulare , basata su cellule CART anti-BMCA, la propria punta di diamante :

Bluebird deve guardarsi dalla concorrenza dei suoi simili e da quella degli anticorpi anti-, tra i quali figura, oltre ad AFM26, 420 di Amgen, frutto della tecnologia tedesca che ha portato all’approvazione di blinatumumab (i più affezionati lettori ricorderanno l’investimento fruttuoso in Micromet). La possibile concorrenza dei bispecifici ha messo pressione su bluebird con il risultato che si vede nel grafico, quotazione in rapido calo.

Da quanto emerso ad ASCO, AFM26 sembra essere più tollerabile rispetto alla controparte:

Per come la vedo io, un bispecifico ha, potenzialmente, numerosi vantaggi rispetto ad una terapia CAR-T ed il sentimento è condiviso da molti analisti ed investitori, il che giustifica l’interesse verso AFM26 et simili, ma questo lo sapevamo già. La novità è il fatto che anche Affimed entra a far parte del gioco grazie ad un attestato di stima garantito dal partner misterioso. Nel caso sia Genentech, è un attestato pesante per il rilievo della sussidiaria di Roche ed accelera la potenziale ricezione di milestones legate al deal appena concluso. Nel caso il partner fosse ancora sconosciuto, potrebbe essere una Big o un ronzino, ma sarebbero comunque soldi in più per Affimed.

Se dopo aver letto tutto quanto sentite ancora il bisogno di un consiglio da parte mia, non voglio certo tirarmi indietro: vale la pena rimanere su Affimed ed incrementare, se l’esposizione non è elevata. Se siete fuori e volete provare, consiglio una posizione modesta. Per quanto riguarda “L’inconfutabile verità sui demoni”, non vi perdete nulla, ma fate voi.

 

 

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Imprenditore e, da qualche anno, analista biotech.
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