ed Pharma si sono resi protagonisti di uno scambio che definire enigmatico è poco. In pratica, visto dalla parte francese, ha acquisito i diritti dell’anticorpo anti-, vista dalla parte danese Novo Nordisk si è liberata dell’anticorpo anti- facendo tornare i diritti alla small cap. Quello che è hiaro è che ha sborsato 2 milioni di euro e che Novo Nordisk riceve 600 mila nuove azioni della compagnia francese. Ora, giusto a titolo esemplificativo, queste cose di solito funzionano così:

“Piccola Biotech” acquista i diritti del farmaco dalla “Big Pharma” <-> “Big Pharma” non h apiù interessi nei diritti del farmaco e li restituisce alla “Piccola Biotech”. Potete sostituire “Piccola Biotech” con società quali Sunesis, ArQule, Cell Therapeutics e “Big Pharma” con Millennium, Daiichi Sankyo e Novartis, giusto per fare degli esempi recenti. Quello che sposta l’equilibrio è il rafforzamento nella posizione di Innate da parte di Novo Nordisk, già da tempo azionista di enorme peso, come si evince dal grafico a torta (non aggiornato) qui sotto:

 

innate pharma azionisti

 

Da qualsiasi parte lo si voglia vedere, quello che è chiaro è che l’accordo aggiunge profondità a quella che è la più specifica, completa e promettente pipeline in ambito immuno/oncologico sul versante del sistema immunitario innato. A volerla prendere larga, è una delle pochissime compagnie completamente dedita all’immuno/oncologia che mi venga in mente, forse addirittura l’unica.

I piani della francese sono di portare in fase 2 il farmaco durante il 2014, probabilmente selezionando sia pazienti con tumori solidi che in tumori del sangue il che rende ancor più interessante la pipeline, visto che come anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un farmaco totalmente innovativo nel meccanismo d’azione e che potrebbe costituire una sorta di ponte che permetta a inibitori come nivolumab e di essere attivi anche al di fuori dei tumori solidi.

Innate ha presentato dati controversi lo scorso riguardo lirilumab nel trattamento della leucemia mieloide acuta (AML). Ho già precisato in diverse occasioni che tutti i dati sono riferiti alla prima generazione dell’anticorpo e che l’impegno di  nello sviluppo del farmaco, in particolare nel voler sperimentare litrilumab assieme a nivolumab ed a yervoy,è di per se una notevole garanzia. Dal punto di vista teorico, impiegare anti- per stimolare la risposta del sistema immunitario innato del paziente è perfettamente compatibile con l’impiego di anti- e anti-CDLA4, soprattutto in considerazione del profilo di tollerabilità del farmaco di Innate.

Nel corso del 2014 e del 2015 Lirilumab inizierà a dimostrare di che pasta è fatto. Sebbene possa far paura la quotazione attuale di 9 euro e rotti, la capitalizzazione della compagnia rimane attorno ai 360 milioni di euro e la posizione di cassa di circa 44 milioni. Immaginando un aumento del cash burn rate dovuto agli studi legati alle fasi 2 dell’anticorpo appena riscattato da Novo Nordisk e la recente operazione di rifinanziamento, ritengo che la cassa sia sufficiente per arrivare a vedere i dati di Lirilumab in diverse indicazioni.

Molti lo chiedono, quanto vale Innate Pharma?

Yervoy e nivolumab funzionano sostanzialmente rendendo visibile il tumore alle cellule T di modo che queste riescano ad attaccarlo. Lirilumab funziona in modo simile, ma anziché facilitare il compito ai linfociti T si lega a specifici recettori in modo da inibire la capacità delle cellule tumorali di sfuggeri alle cellule NK (Natural Killer). Le cellule NK fanno parte del sistema immunitario innato, le cellule T di quello adattativo.

IPH innate sistema immunitario adattativo innato

Fonte: https://www.biotec.uniba.it/area_docenti/documenti_docente/materiali_didattici/10_IMMUNITA.pdf)

 

BMS ha già dimostrato che la combinazione di Nivolumab e Yervoy comporta un notevole beneficio rispetto all’uso del singolo anticorpo e sta portando avanti sperimentazioni che coinvolgono lirilumab nelle seguenti indicazioni:

  • Fase 1 da 150 pazienti con nivolumab. Studio in aperto suddiviso in una parte per definire il dosaaggio migliore ed una di espansione in soggetti con melanoma, tumore al polmone (NSCLC), carcinoma ovarico (CA), renale (RCC)e del colon-retto (CRC).
  • Fase 1 da circa 125 pazienti con yervoy in pazienti con NSCLC, melanoma e carcinoma prostatico.

Tutti e due gli studi sono in aperto, quindi questo consente a BMS di dare uno sguardo ogni qual volta lo desideri. Non lo faranno spesso, per non rischiare di compromettere l’andamento delle sperimentazioni, ma è lecito attendersi qualche aggiornamento prima della naturale conclusione degli studi, prevista per il 2015.

Tra gli aspetti più interessanti c’è la combo con Yervoy nel trattamento del tumore alla prostata, dato il risultato non soddisfacente dell’ in un recente studio effettuato su pazienti con CRPC metastatico dopo fallimento con docetaxel, ma analisi pre-specificate (niente data mining quindi) suggeriscono che l’anticorpo possa funzionare in pazienti con malattia in fase meno avanzata.

Altro ambito di notevole interesse, che potrebbe già dare la misura di come una futura combo con lirilumab potrebbe funzionare è quello del melanoma. L’aggiunta di Nivolumab a Yervoy ha permesso di ottenere già risultati superiori a quelli ottenuti dal solo yervoy e dal solo nivolumab Anche se in studi non così semplici da comparare, il tasso di risposta è stato del 40% per la combo contro il 31% per il solo Nivo ed un modesto 10% per Ipilimumab. Come ho già avuto modo di dire in passato, il tasso di risposta slegato dalla sopravvivenza è potenzialmente fuorviante, ma da l’idea e comunque, quando avremo i dati di lirilumab un confronto sarà ampiamente possibile.

L’anticorpo di Innate ha poi la fase 2 in corso nel trattamento dell’AML. Qui i dati arriveranno più tardi ma EFFIKIR (così si chiama lo studio) poggia su basi abbastanza incoraggianti. Il trial è in doppio cieco e vede 150 pazienti da randomizzare in 3 bracci, due attivi con dosaggio di lirilumab diverso ed uno di controllo. Lo scopo del trial è vedere se Liriluma aumenta il tempo di sopravvivenza libera da leucemia rispetto al placebo in soggetti con AML in completa remissione. La fase 1 (che impiegava la prima generazione di lirilumab) si è conclusa con dati difficili da interpretare, visto che mancava un controllo. C’è una risposta coerente con il dosaggio, visto che la sopravvivenza passa da circa 12 mesi a 20 mesi per il dosaggio minore e maggiore rispettivamente. I dati sono favorevoli rispetto a quelli presenti in letteratura, considerando 7 mesi come una stima attendibile in base ai dati storici. Sono allergico ai dati storici, lo sapete.

Mettendo tutto questo sul piatto è evidente che il mercato potenziale è multi miliardario, così come è evidente che solo un illuso potrebbe attribuire la stessa possibilità di riuscita fra le arie indicazioni. C’è poi da considerare che la concorrenza è agguerrita, sebbene avere un partner come BMS sia un indubbio vantaggio. Quale valore si può attribuire al titolo quindi?

Premesso che se avete acquistato Innate ai tempi dei miei primi articoli e non avete monetizzato parte dell’investimento dopo la salita mostruosa che il titolo sta portando avanti anche ora siete dei temerari al limite del ricovero forzato, la potenzialità della compagnia rimane smisurata. Ipotizzare un miliardo di dollari di capitalizzazione (il che la terrebbe sotto aziende come Exelixis ed Nektar, giusto per far dei nomi) comporterebbe una quotazione di circa 19 euro, leggermente più del doppio di quella attuale.

Un miliardo di dollari come capitalizzazione, non è una cifra assurda da ipotizzare, anzi, per conto mio è una stima conservativa. Innate ha tutto quello che leggete sopra, una piattaforma per lo sviluppo di Anticorpi coniugati a farmaci (ADC) della quale vi ho già parlato non molto tempo fa. A questo si deve aggiungere il rapporto con l’azionista Novo Nordisk e i farmaci in cerca di partner, fra i quali c’è l’interessante anti-TLR3, soprattutto da quando Janssen ha fatto avanzare in fase 2 per il trattamento dell’asma l’unico altro anticorpo anti-TLR3 esistente in circolazione.

Innate rimane un investimento dalla portata straordinaria. Entrare ora? Questa è una considerazione che lascio agli analisti tecnici, di certo, per chi se l’è persa a 2 euro e pochi spicci, merita comunque una considerazione.

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Imprenditore e, da qualche anno, analista biotech.
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