Si, parlo ancora di Geron (GERN) e si, lo faccio ancora iniziando da una frase fatta. Penso sia familiare a tutti il concetto di “Rimbalzo del gatto morto” in ambito borsistico, per chi invece lo sta sentendo per la prima volta in vita sue e si sta chiedendo il significato di questo ameno detto, riporto due paragrafi tratti da Traderpedia che sveleranno anche la possibile origine:

 

Il “rimbalzo del gatto morto” o “Dead Cat Bounce” è una frase che circola negli ambienti del trading da diversi anni e fa il verso a un vecchio proverbio: “anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza.

trader utilizzano questa espressione per indicare un rimbalzo tecnico che non interrompe la tendenza ribassista primaria, un rimbalzo che va sempre contestualizzato e che potrebbe anche essere esteso e violento ma sempre frazionale rispetto al movimento che l’ha generato.

L’origine di questa curiosa espressione che, dopo toroorso e bue, fa entrare un nuovo animale nel mondo del trading, sembra risalga al 1985, precisamente al 7 dicembre 1985 quando Christopher Shervell, un giornalista del Financial Times, scrisse un articolo raccontando che un broker usò proprio quell’espressione per commentare il rimbalzo del mercato azionario di Singapore e della Malesia.

 

Geron è il classico esempio di gatto morto, ma non per il motivo che potreste facilmente immaginare, anzi, la compagnia regala ai suoi poveri e frustrati azionisti una sfaccettatura del tutto nuova, quella di una società che riposa su un enorme quantitativo di denaro e che non ha la minima intenzione di fare nulla se non aspettare.

Chiariamo il concetto. Se avete letto l’articolo precedente sapete come Geron abbia collezionato una valanga di insuccessi nei più svariati campi della ricerca. Imetelstat ha contribuito alla nefasta causa, in ambito oncologico, nel dettaglio quando impiegato nel trattamento di tumori al seno ed al polmone. Per quanto concerne i tumori del sangue però, il farmaco di Geron sembra comportarsi in modo differente e per quanto possa sembrare assurdo, ha dato segni di attività piuttosto interessanti.

Questo già di per se può aver scombussolato la dirigenza di Geron, abituata ai fallimenti.

Ieri in conferenza hanno illustrato la loro strategia per sviluppare Imetelstat ed è quella che vi anticipavo prima, non fare assolutamente nulla fino a che una prova di concetto simile a quella ottenuta nel trattamento della trobocitemia essenziale (ET) si manifesterà nei confronti della mielofibrosi.

Ora, la domanda sorge spontanea: cosa intende fare Geron nel frattempo, oltre ad attendere?

Ricapitolo brevemente. Ad ASH 2012 Geron ha portato i dati di Imetelstat nel trattamento della ET che hanno mostrato cenni di attività in particolar modo riferiti a popolazioni refrattarie o intolleranti a precedenti trattamenti e con mutazione del gene JAK2 v617F. Al momento, questa è l’indicazione più interessante per lo sviluppo futuro del farmaco, più che altro  però Geron punta ad un impiego nel campo della mielofibrosi, della policitemia vera, delle sindromi mielodisplastiche e delle leucemie. In poche parole, come vi ho già detto nello scorso articolo, la compagnia voleva una prova del funzionamento prima di cimentarsi negli ambiti più remunerativi che le interessano.

La Mayo Clinic, dopo aver valutato i dati di Imetelstat presentati ad ASH sull’ET, ha iniziato uno studio su pazienti affetti da mielofibrosi per determinare efficacia, sicurezza e miglior modalità di somministrazione del farmaco. Le similitudini fra ET e mielofibrosi, la considerazione che spesso anche in questo caso i malati hanno una mutazione JAK2 V617F  ed il fatto che occasionalmente l’ET evolve in mielofibrosi hanno suggerito che intraprendere questo studio sia cosa buona e giusta. Il perché non lo faccia Geron direttamente, al netto delle considerazioni economiche, non mi è chiaro.

Sebbene farmaci come Jakafi e CYT387, di Incyte e YM Biosciences rispettivamente, abbiano dimostrato di saper trattare la malattia dal punto di vista della riduzione dei sintomi e che questo abbia comportato anche un beneficio in termini di sopravvivenza (nel caso di Jakafi), non significa che l’impiego degli JAK inibitori sia necessariamente la strada corretta per intervenire direttamente sulla malattia.

Lo studio della Mayo Clinic misurerà l’efficacia del farmaco di Geron dal punto di vista del tasso di risposta, da quello della riduzione del volume della milza e dalla indipendenza di trasfusioni sia su pazienti JAKi naive che su precedentemente trattati. Ora, il trial in questione è in aperto ed è concepito in modo da modificare il disegno anche in relazione ai dosaggi di somministrazione del farmaco, il che significa che Geron può sapere come sta andando lo studio, giorno dopo giorno. Forse a questo punto è un po’ prematuro trarre conclusioni, ma il tono generale della conferenza, da parte loro, non mi è sembrato allarmante.

A livello di tempistiche, i primi dati dovrebbero arrivare nella seconda metà del 2013, il che ci porterebbe (in caso di esito positivo) ad un inizio dello studio condotto da Geron nel 2014 inoltrato, nel frattempo si prepareranno ad investigare il farmaco in altre indicazione ematologiche e proseguiranno con l’esame dei dati della fallita fase 2 nel tumore al polmone.

Già, il trial sepolto sta riaffiorando dal terreno, anche se lentamente ed in modo contorto. Anche qui breve ripasso: studio nel quale Geron ha testato il farmaco in terapia di mantenimento in pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) dopo la terapia a base di platino. I pazienti trattati con Imetelstat hanno ottenuto un modesto e non beneficio rispetto al braccio di pazienti non trattati, suggerendo a Geron che lo sviluppo del farmaco in tal senso era cosa poco sensata. A fine 2012 però la notizia, in base ad un’analisi della lunghezza dei telomeri nei tumori dei pazienti arruolati è emerso che la minor lunghezza è risultata indicativa di una miglior risposta al trattamento in termini di progressione libera da malattia (PFS). Ora, prima di storcere il naso, la stratificazione dei pazienti in base alla lunghezza dei telomeri era specificata fin dall’inizio, a detta di Geron, quindi niente data mining.

Dati maturi in questo senso, che probabilmente saranno sufficienti per mettere un punto esclamativo sulla questione tumori solidi, saranno presentati ad aprile all’American Association for Cancer Research, il che potrebbe costituire un evento binario per gli investitori.

Nutro qualche dubbio riguardo la possibilità di estendere ai tumori solidi l’uso di Imetelstat e considerando che anche in amito ematologico il farmaco di Geron è stato indirizzato alle indicazioni di cui vi ho parlato prima, a discapito del mieloma multiplo (MM) o dei linfomi, a causa della tossicità cumulativa che avrebbe causato nell’impiego assieme ai chemioterapici, risulta evidente che lo sbocco nella mielofibrosi sia determinante.

I dati che verranno presentati, potranno essere utili anche in ambito delle forme tumorali del sangue che interessano alla compagnia ed in generale, tutto quanto di buono emergerà sarà manna dal cielo, vista la situazione presente che ho descritto in precedenza come da “ultima spiaggia”. La scelta di proseguire con lo sviluppo di Imetelstat attraverso uno studio sponsorizzato da un investigatore come la Mayo senza che Geron muova un dito mi ha lasciato perplesso. In primo luogo perché ritenevo che lo studio in pazienti con ET fosse di per se una prova di concetto sufficiente per andare oltre, in secondo luogo perché tutta questa cautela non è accompagnata da altri progetti che possano mitigare il senso di perdita di tempo che emana la scelta attendista di Geron. Poi però mi ricordo che questi tizi finora hanno collezionato solo fallimenti, quindi immagino che un minimo di cautela da parte loro sia necessaria.

Avrebbero però dovuto pensarci qualche tempo fa…