Riprendo l’articolo inviato agli iscritti alla newsletter tramite mail, espandendolo, visto che ieri Array ci ha regalato un altro motivo per cui parlare di lei. Inizio proprio dall’ultima notizia, in questo modo chi ha già ricevuto l’articolo potrà saltare il resto, del black out del sito parlerò domani.

Ieri sera Array ha comunicato quanto segue:

Array BioPharma Inc. (Nasdaq: ARRY) today announced that it plans to offer, subject to market and other conditions, convertible senior notes due 2020 of approximately $100 million in aggregate principal amount in an underwritten public offering pursuant to an effective shelf registration statement on Form S-3. Array expects to grant the underwriters a 30-day option to purchase up to approximately an additional $15 million in aggregate principal amount of convertible senior notes in connection with the offering. Prior to March 1, 2020, the notes will be convertible only upon certain circumstances and during certain periods. Upon conversion, the holders will receive, at Array’s option, shares of Array’s common stock, cash or a combination of shares and cash. Goldman, Sachs & Co. and J.P. Morgan Securities LLC are acting as joint book-running managers for the offering.

 

Ora, a seguito della shelf registration di cui vi parlai non molto tempo fa, Array passa all’incasso di circa 100 milioni di dollari attraverso Goldman Sachs e JPM. Tutto questo quasi in stereofonia rispetto alla reiterazone del giudizio “Buy” di Jeffries ed al target price di 7$, in leggero aumento rispetto ai 6,5$ precedenti. Sebbene debba ammettere di essere ancora convinto che questi soldi Array li meriti e che ne abbia bisogno per continuare il cammino che finora ha percorso con ottimi risultati, ritorno a fare la considerazione che già feci  ai tempi della shelf: quanto pesa sugli azionisti la decisione di voler stare al passo di Novartis per MEK 162?

Altra considerazione che mi viene da fare è la seguente: apprezzo sempre più aziende come Morphosys ($MOR), che hanno una pipeline che non è di sicuro seconda a quella di Array ma si finanziano autonomamente. Così come fanno moltissime biotech europee.

Detto questo, e venendo al portafoglio virtuale, al momento non ho piani di riprendere le 1000 azioni cedute a 6,5$. Il sell-off che generalmente accompagna ASCO scoraggia ogni investimento in questi giorni turbolenti ed a questo va aggiunto il fatto che l’edizione 2013 del meeting di Chicago cambierà molte carte in tavola, occorre quindi procedere con estrema cautela.

Vediamo le altre novità. Chi ha già ricevuto l’articolo via mail può tranquillamente evitare di leggere da qui in avanti.

 

Array e gli altri.

 

Aslan, Oncothyreon e GSK hanno incrociato la strada di Array (ARRY), causando una minima turbolenza ma modificandone il tragitto. Come se questo non bastasse ci si è messo anche Selumetinib.

Andiamo con ordine.

La meno importante delle notizie riguarda uno dei tanti partner di Array, Aslan:

 

ASLAN Pharmaceuticals Pte Ltd today announced the results of a phase 2 clinical trial with ASLAN001, a small-molecule pan-HER inhibitor, in gastric cancer. ASLAN001 reduced cellproliferation and cell survival in gastric tumours that were either coexpressing EGFR and HER2 or that were HER2 amplified. ASLAN001 was invented by Array BioPharma Inc (NASDAQ: ARRY) and licensed to ASLAN in 2011.

“This is the first time a drug has shown activity in this patient population,” said Dr Alan Barge, ASLAN’s Chief Medical Officer. “The burden of gastric cancer is particularly severe in Asia. It is the most prevalent cancer in males in China, where it is estimated to affect over half a million people.”

The phase 2, open-label, multicentre study was conducted at Seoul National University Hospital, South Korea, and was designed to evaluate the biological activity of ASLAN001 in patients with recurrent/metastatic gastric carcinoma whose tumours were HER2 amplified or coexpressing EGFR and HER2. 23 patients, who had previously failed on one or more rounds of chemotherapy and, where eligible, trastuzumab, each received 500mg of ASLAN001 orally twice daily as monotherapy for 28 days. Tumour biopsies taken before and after treatment were analysed using immunohistochemistry.

In this heavily pretreated population, ASLAN001 led to a downregulation of signalling pathways responsible for cell proliferation, and a reduction in cell survival and cell proliferation. Toxicities observed were consistent with other drugs in this class and the previously reported profile of this compound.

ASLAN intends to begin a randomised phase 2b study in gastric cancer and is exploring the use of ASLAN001 in other indications.

 

Seconda notizia, ancora una volta si tratta di un farmaco in partnership, ma in questo caso è proprio il fatto di aver trovato un partner la notizia:

 

Oncothyreon has agreed to pay Array an upfront fee of $10 million upon initiation of the collaboration. Under the agreement, Oncothyreon will fund and conduct the clinical development of ARRY-380 through a defined set of combination proof-of-concept trials in patients with metastatic breast cancer, including patients with brain metastases. ARRY-380 has demonstrated superior activity, based on overall survival, compared to Tykerb® (lapatinib) and to the investigational drug, neratinib, in an intracranial HER2+ breast cancer xenograft model. This provides a strong rationale to explore whether ARRY-380 can provide benefit to patients with brain metastases, which occur in approximately one-third of women with metastatic HER2+ breast cancer.

Oncothyreon and Array intend to jointly conduct Phase 3 development supported by the proof-of-concept studies, with each party retaining the right to opt out of further development and commercialization in exchange for a significant royalty. Array is responsible for worldwide commercialization of the product. Oncothyreon has a co-promotion right in the U.S., and the two companies will share the cost of U.S. commercialization, including any profit, equally. Outside of the U.S., Oncothyreon will receive a double-digit royalty on net sales intended to approximate a fifty percent profit share, and the two companies will share equally the proceeds from any sublicense of marketing rights.

 

Beh, accordo interessate, ancora più carne su un già ricco braciere, ma il partner lascia alquanto a desiderare. Può questo accordo rilanciare Oncothyreon? Questo è un argomento che sarà affrontato a parte.

ARRY 380 è un HER2 inibitore, quindi non andiamo molto lontano dal discorso di Aslan. In base all’accordo stipulato con Oncothyreon, Array incasserà 10 milioni e beneficerà di metà dei guadagni futuri, se ce ne saranno.

ARRY 380 in fase 1 nel trattamento del tumore al seno HER2+ ha fornito dati interessanti, anche se non certo straordinari. Oncothyreon ora dovrà condurre diverse fasi 2 con farmaci già approvati per quella indicazione, al termine dei quali si deciderà se andare in fase 3 o no. Dopo le varie prove di concetto che verranno effettuate Array avrà la facoltà di decidere se partecipare al finanziamento dello studio registrativo o farsi da parte, rinunciando però ad eventuali incassi derivanti dalla commercializzazione se non nella misura di royalties non quantificabili al momento. Ora, in base a queste indicazioni, viene già da chiedersi se il partner sia in grado di affrontare la prima parte del cammino. Qualche dubbio è legittimo, visto il ruolino di marcia degli ultimi tempi, nei quali la compagnia ha bruciato un immunoterapico ed in PI3k inibitore nel giro di pochissimo, trovandosi di fatto nell’urgenza di rimpolpare la pipeline. Dal canto suo Array può contare su fasi 2 completamente pagate dal nuovo partner il che, unito ai 10 milioni ed all’assenza di obbligo nel dover affrontare una fase 3, rende il tutto degno di nota, qualsiasi cosa di buono verrà fuori sarà una notizia inattesa che avrà un certo impatto sula quotazione. .

 

I dati che hanno portato all’accordo sono pubblici da AACR 2012, da oltre un anno quindi. Non è chiaro se qualcun altro si sia fatto avanti per reclamare la partnership, ma se la scelta alla fine è andata su Oncothyreon opterei per un “no” come risposta. Oncothyreon ha una pipeline piuttosto bucherellata ma possiede comunque un PI3k inibitore che andrebbe a nozze volentieri con un farmaco come Selumetinib o MEK 162 ma non è da escludere che anche ARRY 380 abbia da beneficiare da una simile accoppiata. Tanto per dirla tutta, Oncothyreon ora dovrebbe buttarsi anima e corpo in questo progetto in attesa di capire quanto valga ONT 701.

ARRY 380 può giocarsela su due piani distinti, la sicurezza del farmaco e l’efficacia, con particolare riguardo le metastasi al cervello HER2+. Impiegare il farmaco su pazienti già trattati ed in combo pone limiti in particolare riguardo la tollerabilità, sia per quanto riguarda il numero di pazienti che possano partecipare agli studi (e poi beneficiare dei trattamenti) sia riguardo la scelta del farmaco da impiegare congiuntamente.

 

Terzo aspetto importante emerso di recente, GSK si è vista approvare trametinib e dabrafenib per il trattamento del melanoma non resecabile. In questo periodo ed a tutto vantaggio dei pazienti, nel campo del cancro alla pelle si sono fatti passi da gigante. Sembra incredibile ma fino a non molto tempo fa le opzioni per questi pazienti erano ridottissime mentro ra abbiamo anticorpi come ipilimumab (Yervoy) e nivolumab di BMS oltre alle combo di MEK e BRAF inibitori. Anche Array ovviamente può dire la sua, trovandosi in netto vantaggio rispetto alla concorrenza nello sviluppo di MEKi ed avendo per le mani una strada ulteriore da percorrere per differenziarsi maggiormente in quel campo. Se lo sviluppo di MEK 162 è nelle salde mani di Novartis, Array e AstraZeneca possono contare su i dati freschissimi presentati ad ASCO riguardo Selumetinib ed il melanoma uveale.

 

Array e selumetinib.

 

Selumetinib ha permesso ai pazienti affetti da questa rara forma di melanoma che colpisce gli occhi di raddoppiare la progressione libera da malattia: 15,9 mesi per il braccio di Selumetinib contro i 7,0 mesi della chemio standard. Anche la sopravvivenza, nonostante fosse concesso il cross-over da un braccio all’altro, è stata superiore per selumetinib: 10,8 mesi vs 9,4 del controllo. Richard Carvajal ha fatto notare che in 8 precedenti studi clinici condotti su quella popolazione solo 2 pazienti (su 157 totali) hanno sperimentato una riduzione del tumore di maggior entità. Selumetinib ha permesso a quasi un paziente su 2 di ottenere una riduzione delle dimensioni del tumore con un 15% di risposte maggiori. Il numero di pazienti annuale è stimato attorno alle 2000 unità e non esiste una terapia mirata a quella particolare popolazione, il che concede ad Array ed AstraZeneca a possibilità di arrivare a commercializzare in tempi piuttosto brevi la prima terapia specifica per il trattamento del melanoma uveale, con ricadute positive anche in termini di impiego off-label del farmaco.

Anche questo ASCO, come quello scorso, ha visto Selumetinib comportarsi in modo mirabile. Il tempo per la raccolta dei frutti, per gli azionisti, è sempre più vicino.